DOPPIOSOGNO

Doppio Sogno XXV Edizione
OPERA INCERTA

Il caos possiede un occulto ordine interno ma, sebbene sia anche “spazio aperto”, è considerato disordine quando non se ne conoscono le regole di causalità.
L’arte di edificare dei latini associa l’aggettivo “incerto” all’opera edificata, sottolineando la mancanza di regolarità quale requisito fondante dell’opus incertum. Un frammento di pietra, sotto certi aspetti, è un'unità modulare con cui misurare l'operato umano, pertanto all’origine di un muro vi è un aggregato di sassi disposto secondo un certo ordine, del quale abbiamo definito le regole durante la costruzione. Con i ciottoli si edificano strutture e gli abili artigiani dell'antichità, scarsi in tecnologia ma ricchi nell'ingegno, scoprivano la stabilità dell'incastro tra forme irregolari: combinazione di infinite e incerte possibilità, dove ogni pietra si sostiene e trova accordo con l'altra nella scrittura tridimensionale di una parete solida che racconta tutto della cultura che l'ha prodotta. Da lì, tra muraglie e paramenti, la città viene su quasi spontaneamente per aggregazione tra elementi dissimili: la malta è il collante per la pietra - lapis, termine che si riferisce anche alla matita, oggetto comune atto a scrivere e disegnare - e l'opus diventa l’elaborato funzionale che ce ne descrive l'identità.
D’altro canto l'umanità è sempre stata un'inarrestabile fabbricatrice, la civiltà stessa è l'azione fondativa di edificare centri urbani, ivi comprese le strade, costellate da pietre miliari, necessarie per metterli in relazione tra loro. Lungo vie di comunicazione che possono anche separare, tra mura erette o crollate, la dimensione spaziale procede verso l'alto, proiettata verso una verticalità potenzialmente indeterminata, e assieme, si allunga orizzontalmente verso il punto di fuga dell'orizzonte.
A partire dall'arte delle origini, molto cammino ha percorso l’homo sapiens attraversando il tempo della Storia, fino a scoprire che il suo stesso DNA è fatto di mattoncini interdipendenti, collegati tra loro a costituire una struttura complessa. Analogamente, il linguaggio consiste in strutture significanti elaborate in dipendenza con la cifra culturale raggiunta dalla società. Dal momento in cui l'umanità comincia a tracciare sulla roccia segni grafici simbolici - ancora oggi emblematici malgrado i millenni trascorsi - è dunque il segno ciò che resta, fatto di imitazione, manipolazione ed edificazione di quelle specifiche strutture e dei loro relativi significati: ciò che col tempo muta è la tecnologia con cui l'artefice agisce e l’impatto che egli imprime sull'ambiente circostante, ma la motivazione resta immutata dall’alba della civiltà, che si tratti di Göbekli Tepe risalente al 11.000 anni fa, delle vestigia di Ercolano o di un futuristico grattacielo di Abu Dhabi. Siamo il riflesso delle nostre azioni, ovunque si testimonia l’attività antropica meticolosa, in continua mutazione, sull’ecosistema: il paradosso prossemico consiste nel ricercare la permanenza restando immersi in un precario stato di fragilità endemica, così come ci rammenta la parola incertezza. La riuscita dell’impresa varia a seconda delle intenzioni, ovvero della qualità della motivazione di utilizzo dell’artefice.
Il linguaggio esprime noi stessi nella mutevolezza del contesto; i siti neolitici, eternizzando il sacro e la natura, ancora dimostrano la piena consapevolezza culturale dei popoli che li hanno realizzati e, similmente, la visione cinematografica rassomiglia all'arte rupestre, nel proiettare l'impressione su una superficie verticale che viene recepita dall'occhio di chi la osserva, al fine di estrarne il racconto. Ciascuno conserva dell'esperienza visiva un ricordo personale unico, intangibile e irriproducibile, così come ognuno apprende attraverso il vissuto dell’esperienza individuale nel collettivo.
In questa prospettiva il cinema aiuta a decodificare il corpus della realtà nel suo istante storico attraverso l'analisi dei frammenti semantici contenuti nella sua realtà sistemica, sia essa culturale, sociale o geopolitica, anche quando la base del tutto va in crisi poiché, dopo tutto, l’unica certezza che abbiamo è che nulla è certo.
(“ L’incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.” Zygmunt Bauman, da L’Arte della Vita, 2009)
Lavinia D’Elia
Programma Completo:
martedì 8 luglio dalle ore 20.30
introduce Massimiliano Gaudiosi, storia del cinema, Università degli Studi di Napoli Federico II
raccolta cortometraggi
MUTI E SENZA NOME
regia, fotografia e montaggio Giovanni Circelli, commento
musicale Francesco Distefano, 2024, Italia, bianco e nero, 3 min
film
DEAD MAN
Jim Jarmusch, 1995, USA, bianco e nero, 121 min
V.O. inglese, sottotitoli italiano
mercoledì 9 luglio dalle ore 20.00
presentazione del libro
“Il suo canto libero. Lucio Battisti, un'educazione sentimentale" di Antonio Tricomi
(Reality Book edizioni)
con Nando Misuraca, voce e chitarra
film
LA FIAMMIFERAIA (Tulitikkutehtaan tyttö)
Aki Kaurismaki, 1990, Finlandia / Svezia, colore, 68 min
V.O. finlandese, sottotitoli italiano
giovedì 10 luglio dalle ore 20.30
introduce Giancarlo Alfano, letteratura italiana, Università degli Studi di Napoli Federico II
film
QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI (Dog Day Afternoon)
Sidney Lumet, 1975, USA, colore 125 min
V.O. inglese, sottotitoli italiano
martedì 15 luglio dalle ore 20.30
introduce Roberto D'Avascio, letteratura Inglese, Università degli Studi di Napoli L’Orientale
film
IL CERCHIO (Dayereh)
Jafar Panahi, 2000, IRAN, colore, 90 min
V.O. persiano, sottotitoli italiano
mercoledì 16 luglio dalle ore 20.30
introduce Valeria Sperti, letteratura francese, Università degli Studi di Napoli Federico II
film
IL DANNO (Damage)
Louis Malle, 1992, Francia / Regno Unito, colore, 115 min
V.O. inglese, sottotitoli italiano
giovedì 17 luglio dalle ore 20.00
presentazione del libro
“Il cinema di Clint Eastwood” (Gremese Editore) di Alberto Castellano
con Alberto Castellano, saggista e critico cinematografico, l’autore Domenico Livigni e Gino Frezza, sociologia dei processi culturali, Università degli Studi di Salerno
film
MYSTIC RIVER
Clint Eastwood, 2003, USA, colore 138 min
V.O. inglese, sottotitoli italiano
martedì 22 luglio dalle ore 20.30
introduce Francesco De Cristofaro, letterature comparate, Università degli Studi di Napoli Federico II
PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO…E ANCORA PRIMAVERA (Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom)
Kim Ki-duk, 2003, Corea del Sud, colore, 103 min
V.O. coreano, sottotitoli italiano
mercoledì 23 luglio dalle ore 20.30
introduce Alberto Castellano, saggista e critico cinematografico
film
LO SPECCHIO DELLA VITA (Imitation of life)
Douglas Sirk, 1959, USA, colore, 125 min
V.O. inglese, sottotitoli italiano
giovedì 24 luglio dalle ore 20.30
introduce Giulia Renzi, Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo
film
IL GRANDE FREDDO (The Big Chill)
Lawrence Kasdan, 1983, USA, colore, 105 min
V.O. inglese, sottotitoli italiano
****
Doppio Sogno
un progetto a cura del
Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo
direzione artistica
Laura Angiulli
direzione organizzativa
Rosario Squillace
programmazione
Lavinia D’Elia
testi
Lavinia D’Elia
comunicazione
Lorenza Pensato
Giulia Renzi
segreteria amministrativa
Roberta Tamburrelli
segreteria organizzativa
Anna Fiorile
botteghino
Silvia Migliozzi
responsabile tecnico
Lucio Sabatino
responsabile accoglienza
Samantha Munasinha Mudiyanselage
Ufficio stampa Galleria Toledo
Ilaria Urbani [+39] +39 339 597 4415 urbani.ilaria@gmail.com
****
luogo
Villa Pignatelli
Riviera di Chiaia, 200 – Napoli
biglietteria cinema: 5 euro
acquisto in botteghino e in prevendita su www.azzurroservice.net