6-8 marzo 2026
EDIPO RE
PRODUZIONE archiviozeta DI Sofocle
TRADUZIONE Federico Condello
DIRETTO E INTERPRETATO
DA Enrica Sangiovanni, Gianluca Guidotti
MUSICA Patrizio Barontini
SARTORIA Made in Tina TECNICA Vincenzo Scorza
Colui che cerca è l’oggetto della ricerca
chi non sa è colui a proposito del quale si tratta di sapere
colui che ha sguinzagliato i cani è egli stesso la preda
la pista in cui li ha lanciati li riconduce al punto in cui li attende.
Michel Foucault – Lezioni sulla volontà di sapere/Il sapere di Edipo
Il luogo del delitto è sotto gli occhi di tutti. La nostra versione di Edipo cammina sul filo dei contrasti, degli interrogatori e delle indagini alla ricerca ossessiva del colpevole: in scena due figure istruiscono il procedimento ineluttabile che porta alla conoscenza e quindi al dolore.
Abbiamo iniziato a girare intorno a Edipo Re nel 2011 quando decidemmo di metterlo in scena a Fiesole, a cento anni di distanza dall’inaugurazione del Teatro Romano che – primo in Italia – nel 1911 ospitò un Edipo in un sito archeologico. A Fiesole infatti spetta il merito di aver ricondotto la tragedia classica in un teatro all’aperto. Lo spettacolo era all’ora del tramonto e senza nessuna amplificazione, la musica era suonata dal vivo, in scena eravamo in quattro. Il viaggio continuò a Segesta, al tramonto ma anche all’alba nel tentativo di ricreare un rito culturale condiviso, in armonia con lo spazio e la luce. Ma non si fa Edipo senza una lingua e senza una profonda conoscenza del greco antico, dei giochi di parole, dei lapsus, dei tranelli e delle false piste. Decidemmo di mettere in scena Edipo perché ci colpì profondamente la ricerca filologica attenta e la contemporaneità della nuova e ancora mai rappresentata traduzione di Federico Condello dell’Università di Bologna. Insieme a Condello, di cui poi diventammo amici, affrontammo le scelte drammaturgiche e discutemmo le ipotesi registiche.
La scena nasceva dalla necessità di misurare l’orchestra e la skené e di rendere evidente il trivio come fosse un percorso obbligato, a cui non si può sfuggire. Inoltre lo scultore Antonio Crivelli lavorò ad un portale di 3 metri per 3 e a lui chiedemmo di ispirarsi a Ghiberti, utilizzando ferro e formelle di terracotta che rappresentavano scene ed episodi della vita di Edipo e che Edipo stesso nel corso della sua indagine imparava a decodificare, a leggere a posteriori.
Qualche tempo dopo facemmo un nuovo allestimento in due capannoni dismessi dai lavori dell’Alta Velocità nella Valle del Santerno, tra Imola e Firenzuola. Era un altro spettacolo. Eravamo al chiuso ma quando sul finale si aprivano i portelloni, il pubblico, da quello spazio industriale, poteva vedere il verde dei boschi intorno: il nostro Citerone era là a due passi!
Poi ci fu una violenta frattura: la tragica morte di Franco Belli che aveva sempre interpretato il Coro, con una forza e una eleganza strazianti, fino all’ultimo, fino a pochi giorni prima di morire.Per tre anni quindi non abbiamo più voluto nemmeno nominare Edipo.
Nel 2015 Federico Condello ci propose di rimetterlo in scena in occasione delle serate in Aula Magna Santa Lucia dell’Università di Bologna per il ciclo La Permanenza del Classico, preceduto da una lezione di Massimo Recalcati. Pensammo a lungo e fummo ricatturati da Sofocle. Ma capimmo che avremmo dovuto ripensare tutto lo spettacolo per farne una cosa completamente diversa. Eliminammo il Coro e decidemmo di fare tutto in due: doveva essere uno scontro dialettico fino all’ultimo respiro, un tentativo di far emergere al massimo le tracce metateatrali e di far risaltare uno straniamento che portasse ancora più in luce la lacerazione profonda della contemporaneità. Come lavorare su un personaggio come Edipo, vittima e colpevole allo stesso tempo e come rappresentare tutta la complessità dei vari personaggi che si attorcigliano a lui per salvarlo o annientarlo? Non è semplice pensare Edipo Re di Sofocle come un dialogo: chi è il protagonista lo sappiamo fin dall’inizio. Ma chi è questa deuteragonista Sfinge/Tiresia/Giocasta/Messaggero/Pastore che tenta di sviarlo dalla verità pur dicendola chiaramente, che sembra l’artefice del suo destino, che lo obbliga a vivere sul luogo del delitto, a percorrere ancora mille volte sempre la stessa strada e che lo precipita in un incubo oscuro dal quale non si può uscire? È forse lei la responsabile di tutto?
Per noi l’importante è non rispondere a questa domanda, lasciare che il dubbio rimanga come un tarlo nella mente, come una lotta tra i saperi. Sprofondiamo insieme a questi personaggi nel dolore dell’abbandono, della solitudine e dell’omicidio, nella paura di non essere ciò che abbiamo sempre pensato di essere e nell’orrore dell’agnizione della realtà, per poi scoprire, all’ultimo, che è proprio la pietà ad aver condannato Edipo a soffrire ciò che sta soffrendo. La compassione del Pastore che lo ha salvato è la causa del suo male, l’ultimo frammento mancante. Non c’è più speranza, il mosaico è completo. Da questo naufragio nell’abisso è nata la partitura musicale e sonora di Patrizio Barontini. In questa Y di legno, quasi un cromosoma di luce, abbiamo disegnato uno spazio sospeso indefinito o iperdefinito, un passaggio dalla visibile oscurità alla luce accecante, dall’ignoranza verso il sapere. Così è nato questo nuovo Edipo, tragedia immensa e immensamente bella. La storia di un bambino preso nella trappola genetica e abbandonato al suo destino.
Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni
ORARI
lunedì - giovedì 20.30
venerdì 19.00
sabato 20.30
domenica 18.00
BIGLIETTI
18€ intero
15€ ridotto [ under 35 / over 65 / carta Feltrinelli / carta Ubik / convenzionati]
10€ ridotto studenti