I TOPI. NON LI POSSIAMO NEMMENO VEDERE

I TOPI. NON LI POSSIAMO NEMMENO VEDERE

22—24 maggio 2026

I topi. Non li possiamo nemmeno vedere
Progetto di ricerca indipendente e autoprodotto, in collaborazione con Sala Nera e Tempio del Futuro Perduto (Milano).
ideazione e regia Stefano Ghidetti 
ricerca drammaturgica Stefano Ghidetti con Eugenia Delbue 
ricerca coreografica Silvia Fontana
con Andrea Filidei, Tavishi Pownikar, Marta Santi 
ricerca musicale Michele Papa 
organizzazione e curatela Sara Guidi 
costumi e props Massimiliano Antonelli 
video Alessio Salvini

 

La ricerca performativa I topi. Non li possiamo nemmeno vedere mette insieme, per la prima volta, persone attive in linguaggi differenti dell'arte contemporanea (danza contemporanea, musica elettronica, teatro contemporaneo, sartoria). L’ensemble di ricerca non nasce per costruire una compagnia stabile o per strutturare l'autorialità del ruolo registico, ma per giocare con la ricerca mettendo in campo diversi mondi, competenze e linguaggi.

Il lavoro con i testi e con i movimenti è elaborato collettivamente e orizzontalmente, con la costante partecipazione diretta di tutte le persone dell’ensemble, anche laddove l’azione specifica coinvolge in scena una sola parte del gruppo. Si costruiscono così movimenti corporei, sonori e vocali, che non sono imposti dalla regia sui corpi delle performer, ma che sono frutto di una riflessione collettiva.

La performance I topi. Non li possiamo nemmeno vedere si muove nello spazio di ibridazione fra il teatro di prosa e la danza contemporanea. Se Lady Macbeth e Macbeth fossero la stessa persona, la stessa entità, che movimento, che voce, che immobilità svilupperebbero? La ricerca registica si interroga sulla condizione sensibile di una persona auto-assorbita in un delirio di onnipotenza: che forma assume l’annebbiamento emotivo di chi esercita un ruolo di potere senza visualizzare la portata delle proprie azioni?

In una trama frastagliata, incoerente, di trance emotivo, si riconsegnano fatti lontani, scenari e visioni per cercare di stare, con la parola e il movimento, nella complessità di un presente politico, faticosamente percorribile. La ricerca si interroga sulle dinamiche dell’invisibilizzazione politica: chi sono i topi, se non li possiamo nemmeno vedere?

In scena, quattro performer costruiscono un ecosistema schizzoide, per attraversare lo stato corporeo e anti-immaginativo di chi è incapace di pensarsi in un corpo collettivo. Una figura si colloca al centro della scena: incastonata in un abito storico, costruisce la sua presenza sull’immobilità corporea. Ai suoi lati, tre performer danzanti danno movimento ai suoi pensieri.

Un corpo immobile, una voce in festa. La perfomer al centro della scena, come un’icona, è incastonata in un abito storico polarizzato in un binarismo di genere, per metà maschile e per metà femminile. La performer sviluppa un monologo che riconsegna scene visive, immagini vivide, di cui si perde la logica e la continuità. Un discorso frammentato che cresce in un corpo frammentato.

Il movimento dell’immobilità collettiva. A restituire forma corporea al monologo, è il movimento di tre corpi danzanti, ai lati della scena. La ricerca coreografica si interroga sulle gestualità dell’immobilità emotiva, in relazione a un tappeto sonoro acido-elettronico. Progressivamente, i corpi diventano poltiglia.

La ricerca musicale si ispira al Macbeth di Giuseppe Verdi. La struttura, come nell’opera verdiana, si divide in quattro atti e prevede numerosi cambi di scena. Anche in I topi. Non li possiamo nemmeno vedere due scene sono ambientate all’interno di un ‘bosco sonorizzato.’

Il suono è qui elettrico e acido; si genera dunque un medioevo contemporaneo, un ‘neoevo.’ Alle musiche spetta anche il compito di costruire una scenografia: il suono è pensato dunque come ambiente, sia acustico che visivo.


ORARI
lunedì - giovedì 20.30
venerdì 19.00
sabato 20.30
domenica 18.00

BIGLIETTI
18€ intero
15€ ridotto [ under 35 / over 65 / carta Feltrinelli / carta Ubik / convenzionati]
10€ ridotto studenti  

 

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