giovedì 17 luglio dalle ore 20.00 - VILLA PIGNATELLI
presentazione del libro
“Il cinema di Clint Eastwood” (Gremese Editore) di Alberto Castellano
con Alberto Castellano, saggista e critico cinematografico, l’autore Domenico Livigni e Gino Frezza, sociologia dei processi culturali, Università degli Studi di Salerno
film
MYSTIC RIVER
Clint Eastwood, 2003, USA, colore 138 min
V.O. inglese, sottotitoli italiano
Se come attore il tocco di Clint Eastwood rasenta la perfezione, come regista è certamente sublime per l’incisività dello sguardo con cui affronta i soggetti, affilato quanto quello di Joe di Per un pugno di dollari. Ed è in effetti difficile parlare di Clint Eastwood senza pensare al significato della presenza di Sergio Leone nella sua vita artistica. Il cineasta italiano, nato e cresciuto nell’ambiente dell’ultimo cinema muto e formatosi tra i maggiori realizzatori del primo Novecento, aveva una visione di un cinema “naturale”, dove l’essere umano viene osservato con curiosità e rispetto, e per questo motivo è stato un eccezionale narratore. Questa stessa capacità affabulatoria è presente anche in Clint Eastwood, che deve aver molto imparato dall’esperienza degli spaghetti-western col suo grande mentore e ciò lo fa essere un regista molto europeo, malgrado gli ingredienti dei suoi film siano sempre tutti definitamente statunitensi. È perciò la poetica che mette in quanto intende narrare, che rende il suo cinema diverso rispetto a quello degli altri studios hollywoodiani, a prescindere dal genere che sceglie di affrontare, un thriller poliziesco ambientato a Boston, nel caso di Mystic River. Un noir con cui - malgrado la durezza dell'argomento che tratta di ragazzini e di abusi - Eastwood supera l’Atlantico e ogni frontiera per entrare a buon diritto nel gotha dei migliori cineasti mondiali, trovando in Fritz Lang e Chabrol, ma anche in Ozu e De Sica, una parentela molto stretta.
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